SCIC | @ MILANO DESIGN CITY 2020

SCIC | @ MILANO DESIGN CITY 2020

28 settembre – 10 ottobre 2020, Milano Design City
incontro con artista e curatrice: 9 ottobre 2020, ore 15:00 – 19.00
a cura di Irene Biolchini
in collaborazione con Stylnove

 

In occasione della Milano Design City 2020 SCIC rinnova la stretta collaborazione fra i migliori artisti della scena contemporanea italiana e il mondo del design, presentando la mostra Atlantis di Alessio de Girolamo. Il progetto SCIC, a cura di Irene Biolchini, porta avanti un’ideale di contaminazioni innovativo per il settore, sviluppato a partire dal 2019 quando l’azienda di design ha lanciato un concept nazionale per chiamare i migliori artisti italiani a dialogare con l’eccellenza dell’arredo.

Gli eventi previsti nei locali SCIC di via Durini 19 – a partire dal prossimo 28 settembre – non sono semplici esposizioni, ma dei consapevoli interventi negli ambienti del design affinché l’arte viva nella dimensione domestica e all’interno delle nostre vite.

 

Atlantis accompagna il pubblico nella scoperta di spazi rinnovati, dove SCIC per la stagione 2020/2021 espone il modello Canossa. La cucina scelta richiama l’importanza della storia e degli ambienti evocativi per generare legami fra ciò che ogni giorno rappresenta il bello e la calorosa ed efficace artigianalità italiana. Anche in questo rinnovamento, SCIC cerca di unire l’arte e il design con linee contemporanee e classiche, confermando la capacità unica del marchio di creare stili eclettici senza mai perdere di vista la funzionalità degli ambienti.

 

Il percorso impostato da SCIC ha visto coinvolti in passato gli artisti Paolo Gonzato (1975), Alessandro Roma (1977) e Silvia Camporesi (1973). Non poteva che essere il progetto di Alessio de Girolamo a proseguire questo cammino che unisce arte e ambienti domestici. Per il progetto Atlantis infatti l’artista ha espresso tutta l’emotività generata nel silenzio del lockdown. Una minimalizzazione sensoriale che Alessio de Girolamo ha campionato attraverso i suoni della vita naturale e del paesaggio sonoro della città, emersi come un continente dimenticato a riempimento delle architetture e delle nostre vite.

 

È il canto di questa quotidianità sommersa a richiamare lo spettatore ed a sedurlo, all’interno degli spazi di SCIC. Ecco allora che la vetrina diventa il diaframma vibrante di questa installazione sonora fruibile in una duplice relazione acustica. La linearità del tempo viene piegata dal suono ciclico, un richiamo in grado di trasformare anche lo spazio che lo circonda. Spazio che è consistente e solido, grazie all’esposizione SCIC in cui legno, gres, pietre, marmi, dettagli in ottone e metalli sottolineano inventiva e praticità dell’uomo. In questo gioco di rimandi, l’ambiente espositivo non è più un semplice negozio, ma uno spazio da vivere e creare con funzionalità e rimandi alla melodia del quotidiano. Proprio per questo la strutturazione di un legame fra percepibile visivo e percettibile sonoro supporta l’installazione Atlantis.

 

Contraltare visivo di questo intervento sull’architettura è il massivo wall painting realizzato dall’artista, ispirato della serie BUGS, in cui una serie di figure pappagallo “abitano” la parete-spartito. Le forme dei pappagalli emergono dalle interruzioni della pagina-muro, come sagome fantasmagoriche che sembrano fratturare la regola strutturale del pentagramma, proprio come i pappagalli infestanti che vivevano la città nei giorni del suo apparente silenzio. Proprio sul silenzio che precede la parola si concentra la grande scritta in ceramica (realizzata in collaborazione con Stylnove) e che recita LANGUAGE.

Ecco allora che l’arte di Alessio torna ad un tempo antico, prima del linguaggio, prima che l’uomo addomesticasse il suono in parola: un tempo in cui l’infinita fantasia degli uomini si esprimeva tramite forme non codificate e riconosciute. Sospesi in questo tempo, addomestichiamo l’ignoto: la scritta diventa piatto, oggetto, quotidianità. Torniamo all’assunto di partenza: il mistero emerge e ci seduce, nell’architettura, negli interni, negli oggetti. Perché l’emersione dell’ignoto possa non farci paura, ma sappia sedurci e aprire nuovi mondi immaginari.